Il ballo

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Nel gruppo dei dervisci,

straniera,

alla musica

del tamburo

ossessiva

frastornante

ripetuta

danzo con gli occhi chiusi

e tra le loro gonne a ombrello

inizio a vorticare.

 

Passano le persone sedute

i muri fiammeggianti

di luce rossa

i divani polverosi e i narghilé profumati

passa l’azzurro argenteo

del baldacchino

che copre un silenzioso harem

in attesa del cenno del sultano.

 

Volteggio

senza tregua

e la mente mi abbandona

perdo tutto

e mi addentro

nel sentiero dorato

ombroso

dove l’ultimo sole filtra timido tra le foglie.

 

Cammino

per mano a te

scosti le foglie che ci cercano

e

piano

mi conduci

alla radura morbida

con un sorriso.

 

Sorridi

e le stelle

ancora lontane

di botto

si accendono

la luna

apre il suo scrigno di diamanti

sul tuo viso

e io lì mi inabisso

come in un pozzo nero

dal cuore scintillante

per non riemergere

mai più.

gabriella rosso

evergreen, ovviamente!