Il paese perfetto

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C’era una volta… su un cucuzzolotto di montagna un paesino piccino ma piccino che più piccino non si può …

Piccolo sì ma semplicemente perfetto. Le strade erano sempre tirate a lucido con una cera antistrucciolo, le panchine avevano anche una imbottitura che non prendeva la pioggia e non faceva sudare ed i lampioni facevano una luce così speciale che tutto il firmamento si vedeva ingrandito e la via Lattea sembrava lì, a portata di mano.

Il paesino non aveva un nome un po’ particolare : si chiamava Paesino e i suoi abitanti ” quelli di Paesino” perché intanto non avendo bisogno di nessuno, nessuno li cercava.

A Paesino , come in ogni luogo della terra si nasceva, viveva, invecchiava, moriva ma tutto avveniva serenamente, senza eccessi di giubilo o di tristezza. Quelli di Paesino, i suoi abitanti per intenderci, ormai da generazione, vivevano nel più assoluto rispetto delle regole che avevano messo i padri fondatori del Paesino, giunti dal mare da terre lontanissime e risalita la montagna più alta che avevano trovato. Le regole non erano molte ma, come si suol dire, ferree. 

Prima regola da cui discendevano tutte le altre : la terra è la Madre di tutti, e come alla Mamma, tutti devono amore e rispetto. Coltivandola con giudizio, curandola nel suo mondo animale e vegetale, pulendo bene i letti dei corsetti d’acqua, evitando i ristagni di acque, raccogliendo in grandi falde acquifere sempre tenute sotto controllo, la preziosa acqua piovana che, incanalata in tubature perfette e sempre ripulite, giungeva in tutte le case e alle fontane del Paesino

Gli animali , nel Paesino, erano molto curati, tenuti in salute e accuditi specie dai bambini a cui venivano affidati perché ne avessero un beneficio reciproco.

Nel Paesino c’erano tutti i servizi: la scuola dove si insegnava senza annoiare e dove gli scolari apprendevano anche a riordinare le loro cose e gli spazi comuni, l’ospedale dove i dottori erano tutti studiosi e facevano il medico  sorridendo al malato che gli faceva sempre il piacere di guarire, la banca dove i risparmi degli abitanti venivano guardati con massima attenzione e dove rendevano il cento per cento, il Comune dove il sindaco e la sua giunta non si perdevano mai in chiacchiere ma sempre lavoravano per i loro concittadini. Mai un soldo in più del dovuto, mai un posto da privilegiato, mai un cosiddetto premio per “raggiungimento degli obiettivi” perché raggiungere gli obiettivi era la ragione per cui si ricopriva una certa carica.

I pensionati erano una categoria protetta e, ad ogni mese, la loro pensione cresceva un po’ di più per via della riconoscenza del Paesino per aver lavorato e aver favorito gli abitanti. Giravano con le scarpe lucide, il cappello a bombetta e le signore con la veletta perché erano quasi dei nobili, amati ed ossequiati da tutti. Si sedevano , passeggiando, al caffè e si sorbettavano o un caffè perfetto o una profumatissima cioccolata.

C’era anche il palazzo di giustizia, dove si trovava un giudice che veniva chiamato al bisogno ma, a memoria d’uomo, questo non era mai successo tanto che era un giudice che teneva in ordine le aiuole e i fiori del Paesino ed erano sinfonie di colori in ogni stagione.

Ovviamente carceri non  ne esistevano perché non esistevano reati, illeciti, corruzioni, appropriazioni indebite, concussioni, ruberie, leggi ad personam, sanatorie per i parenti dei parenti e via via discorrendo.

La grande bellezza era poi che non esistevano ” caste”: né politici, né giornalisti al guinzaglio del potere, né magistrati di parte, né televisioni che trasmettevano scemenze, né scioccherelli che, pensando di essere Nembo Kid o Wonder Woman, tediavano ventiquattro ore su ventiquattro i loro concittadini. No, niente di tutto questo. In quel Paesino piccino, piccino ma piccino sul cuccuzzolotto di una montagna si viveva da re, obbedendo solo all’onestà e al rispetto degli altri. Per fortuna la montagna era altissima e impervia e quel posto non faceva gola a nessuno e così il piccolo paradiso continuava in pace la sua storia.