Lo cunto de li cunti

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Mi impadronisco senza complimenti del titolo dell’opera di G.B.Basile che, nella prima metà del 1600, scriveva per “i peccerille”napoletani, cinquanta favole  di fatto dedicate all’Accademia Napoletana degli Oziosi. Nei decenni della mia vita ho visto che l’Accademia degli Oziosi nel mio Paese ha moltissimi adepti e perciò molto volentieri dedico anch’io qualcosa a loro, pur nella modestia dei miei mezzi.

C’era una volta una grande aereo. Nuovo di zecca s’intende. Era lucidissimo, con grandi oblò, poltrone in pelle e salotti, bagni comediocomanda, persino confortevoli letti in piuma. Era nato bene sognando cieli azzurri da solcare e Paesi lontani da visitare. A dir la verità la sua pancia era fatta per ospitare molte persone, turisti, viaggiatori vari, uomini di affari, gente di tutti i censi e categorie. Ma la sorte volle per lui un destino diverso: sarebbe stato il mezzo di volo di un Plenipotenziario di un ricchissimo Stato ma così ricco, ma così ricco che appunto ci si poteva permettere di farlo volare così, solo a costo e mai a guadagno.

Il Plenipotenziario era un brav’uomo, intendiamoci. Aveva solo le sue manìe. Per esempio non sopportava i vecchietti, ma non solo quelli della dentiera e del bastone, per intenderci, ma tutti quelli che cominciavano ad avere le spalle curve, i capelli grigi e i ritmi più lenti. E tutto questo per le loro esose pretese di ricevere la pensione.

Oddio magari aveva ragione. In fondo, una volta che si è passata la vita a lavorare, cercando di servire in qualcosa il prossimo, cosa si pretende? di vivere di rendita? cioè di quel lauto contributo che quel Paese prevedeva per gli anzianotti e i vecchi? Eh no, eh!  Calma, bisogna risparmiare eccome! e, magari,  così si paga l’aereo da fuoriclasse e si garantiscono soldi a valigiate ai frequentatori delle stanze affrescate di palazzo , abituès di cenacoli e conventicole. Eppoi un occhio di riguardo a quelli che, ai tempi del Plenipotenziario, si chiamavano ‘politici’,  ecchediamine! Duro mestiere il loro. Sempre a parlare ai microfoni invadenti e con il compito di convincere su tutto e di più, anche sul fatto che il Paese era un Paese del Bengodi dove scorrevano fiumi di latte e miele. 

E, giusto per dare conferma di tale Nirvana, ecco le Ancelle del Plenipotenziario, sempre al suo seguito. Giovani, fresche, belle e sapientemente accattivanti. Una cosa che non si era mai vista.Beh, a dir la verità, un danese di nome Andersen aveva raccontato una volta che c’era un imperatore che andava in giro nudo ma tutti dicevano che aveva abiti bellissimi e sontuosi, erano appunto “i vestiti nuovi dell’Imperatore” confezionati, nella favola, da truffatori doc.

Ops! torniamo all’aereo. Il pregevole velivolo aveva presto preso gusto a questa sua condizione riservata: negli aeroporti si sgomberavano velocemente le piste quando arrivava, quando calava la scaletta, una passatoia di velluto rosso arrivava subito a leccargli l’ultimo scalino e poi bande, inchini, telecamere. Era veramente un aereo importante, altro che quei velivoletti che sbarcavano e caricavano tante persone, tanti zaini, tanti bagagli.

E così l’aereo volava, volava volava nel blu, dipinto di blu, felice di stare lassù. (continua)