Pensieri di una pensionata ( tenace )

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Non dico che sono Matusalemme ma i miei anni li ho. D’altronde, sono in pensione. Posso, quindi, vantarmi di conoscere abbastanza come va il mondo e, a mio parere, cammina in retromarcia.  

Ma siccome non sono nessuno e non è proprio il caso che alzi il tiro sui problemi di governo, di ambiente, di convivenza, di economia, di giustizia della terra, guardo nelle mie immediate vicinanze, quelle, per intenderci, che posso osservare con i miei occhiali e non con il telescopio e quando me ne esco con la penny, la molly e la edy che sono un bel daffare per me ma anche una compagnia impagabile.

In tanti anni( pochi per me ma in realtà è il gomitolo della vita attiva che si è srotolato ) non ho mai assistito ad un cambiamento in meglio del modo di governare, di fare politica, di gestire il potere. Ma si può?

Salvo rarissime eccezioni che peraltro sono passate come meteore, la politica è in mano ai fanfaroni. Chiacchieroni, affabulatori, con competenze scarse o superficiali o inesistenti, convinti di essere i Dottori Satutto, che amministrare un Paese, un territorio, una Città sia un gioco da ragazzi, che si saluta, si stringono mani, si danno pacche sulle spalle alla gente che ha soldi, che ha posizioni, che è “qualcuno”. Che si muovono in gruppo per continuare a giocare, da grandi, ad una nuova versione di Monopoli, che si lamentano per una critica e preparano ritorsioni, tipo le liste di proscrizione di storica memoria. E, appunto, per evitarle, dico subito che non mi riferisco a Nessuno, o a tutti.

Ho ancora da vedere governare persone che se ne vanno , come Papa Francesco, per capirci, nei luoghi più difficili, che operano per tutti, specie per chi ha poco o nulla, che hanno vita sobria, che usano dei loro mezzi e non abusano di quelli che dà loro il potere.

Partiamo dai loro curricoli vita: presentano delle pappardelle dove per loro rifulgono come diamanti le posizioni e gli incarichi che ha dato loro il potere politico, ovviamente si sono seduti su poltrone non per concorso a titoli ed esami ma perché avendo frequentato i cenacoli degli oratori politici e avendo fatto opera di servitù al potente di turno o, ancora, perché hanno fatto (o ereditato) i soldi, hanno guadagnato l’amatissima cadrega.

E da lì hanno incominciato ad incamerare una serie di privilegi che , vedi come cospicui vitalizi, vedi come lautissime pensioni acquisite senza sudore della fronte e sveglie al mattino, vedi come competenze per incarichi dove sono venti per fare cose che ne basta uno, vedi come spese azzerate, tipo auto viaggi, pranzi, mutande verdi e via discorrendo o, vedi ancora, come modo impagabile per tutelare i propri interessi.

Sinceramente, pur non avendo particolare fastidio per queste persone  che considero, comunque,  compagni di viaggio della  vita che mi è data di vivere, desidererei un po’ di piazza pulita. Non la trasmissione di Formigli ma un bel luogo spaziale-temporale dove a governare e a gestire le situazioni di una società ci vorrei persone capaci, competenti, “umili”, non asservite al denaro e alle luci della ribalta. Persone che mettono i loro talenti ” a servizio” della collettività e che hanno come obiettivo di “dare una mano” a far vivere tutti il meglio possibile. Lo Stato, infine, deve smettere di prendere in giro i cittadini: se, chi lo rappresenta, dice di fare una cosa, la deve fare e se proprio non ci riesce, deve affrontare il palcoscenico per spiegare perché ed ammettere il fallimento lasciando ad altri, forse più meritevoli, di centrare gli obiettivi. 

Io non ce l’ho con chi è “bravo”. Per fortuna questi attacchi di biliosa invidia non mi appartengono. Se la gente sta bene, se la spassa, è brava, competente, studiosa e anche fortunata ( certo, c’è anche chi attira la dea bendata!) non mi dispiaccio affatto. Il problema è che i problemi degli altri li incontro! Ed è il lavoro che manca, la casa che non c’è, la malattia, le violenze subite e ancora ancora ancora. Allora, da buona solitaria pensionata mi arrovello per tentare qualche aiuto finché mi stampo contro il muro dell’Impossibile, dove solo chi è nella stanza dei bottoni forse, dicasi “forse”, può fare qualcosa. 

Davanti a quel muro comincio a scalpitare perché osservare gli sprechi della cosa pubblica, l’ingordigia, la superficialità, le supercazzole che non si risparmiano, il tacco dodici, il “non ce la faccio” con stipendi stellari, i premi per raggiunti (?) obiettivi, le bave per mantenersi buono chi è ancora più potente, le passerelle, i discorsi senza senso, l’ignoranza generale e i valori etici sotto le suole delle scarpe mi fa molto molto irritare e allora ce la metto tutta per tentare un cambiamento.

Niente di violento per carità ma, come a scuola insegnavo anche alle teste dure e lì mi ci incaponivo, così, lancia in resta (don Chisciotte?), chiamo ( a me stessa…) ad una serissima verifica il potere piccolo o grande che sia.