presto!ch’è tardi!

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Beh, sarò perdonata se, con ostinazione, continuo a navigare nel mare magnum della Scuola e a spacciare per buone le mie opinioni, i miei intendimenti, i miei, diciamo così, “sentori”.

Partiamo dai vice-presidi: ci sono, non ci sono, ci risono. Io qui avevo un’idea, che per questioni anagrafiche non sono riuscita a esprimere e a lavorarci sopra: prendiamo una (o più) scuola superiore ( terreno che ho battuto) che ha una sua tipologia di percorso formativo; se non è una megalopoli di studenti, aggreghiamola ad un’altra affine ( formazione liceale con formazione liceale, formazione tecnica con formazione tecnica ), teniamoci un solo Dirigente che, ovviamente, assumerebbe rappresentanza legale, altre funzioni, diciamo notarili, e, ovviamente, avrebbe al suo fianco vice-presidi, distaccati dall’insegnamento e tali da riassumere ed esaurire, nella loro specifica realtà, i compiti tipici dei vecchi presidi ( controllo della didattica, organizzazione interna )e che riferirebbe , con eventuali altri, al solo Dirigente di Area( lo chiamerei così). Al posto ( cattedra) del vice-preside ci andrebbe un insegnante che , anche per le nuove norme, ne avrebbe diritto.

Poco alla volta si creerebbero figure di Presidi-Manager con realtà grandi da presiedere e coordinare , si darebbe vita a quelle figure intermedie di vice-presidi con compiti para dirigenziali e alla fine della catena ci sarebbero ingressi nel sistema di più giovane personale docente. E’ un abbozzo di idea, diciamo un’intuizione ma, mi sembra, che i fatti aprano proprio questo scenario. Tutte queste reggenze non preludono forse a diversi compiti del Preside e a nuove forme di organizzazione?  

Anch’io sono stata reggente. Avevo tre grandi scuole superiori, più di 2000 alunni e relativi genitori, più di 350 unità di personale.

Dico la verità: non mi sono tremati i polsi. Certo, sono stata fortunata, avevo collaborazioni speciali, competenti e motivate e tutti (quasi…) coloro che appartenevano al sistema mi favorivano alla grande con il loro impegno e dedizione. I ragazzi ero riuscita , secondo i miei vecchi riti, a conoscerli più o meno tutti ed anche in scuola in reggenza, a passarmi un pomeriggio di una domenica a controllare( e partecipare…) ai loro lavori socialmente utili comminati per evitare la maledizione delle sospensioni. Diciamo che fu bello.

Già allora pensavo che il Preside potesse essere una figura diversa da tratteggiare con il riguardo alla spesa pubblica e all’efficienza del servizio erogato. E poi, primo tra tutti, baluardo per la motivazione dei “suoi” giovani, dei “suoi studenti”che se erano arrivati lì ce la potevano fare tutti, salvo naturalmente le naturali eccezioni. Ma , appunto, eccezioni. Vabbè, siamo vecchi ma io, convinta che ” è vecchio chi muore”, me ne infischio e gioco con la vita con il massimo dell’entusiasmo. Anche se una, solo una ma una, lacrimuccia se ne scende al ricordo della “bella, bellissima scuola”.

gabriella rosso

evergreen, ovviamente!