Sessantanni a scuola:la monotonia è il mio forte

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Sono entrata nel Paese della campanella nel 1954 e ne sono uscita nel 2014. Quelli della mia generazione iniziavano scuola il 1 ottobre. Il 4 festeggiavano a casa S.Francesco patrono d’ Italia, dall’1 al 4 novembre: vacanze, Ognissanti, i Morti, ponte, festa della Vittoria. L’8 dicembre festa della Madonna Immacolata. Dal 23 dicembre al 7 gennaio vacanze di Natale. L’ 11 febbraio festa per ricordo dei Patti Lateranensi, Il 18 marzo, festa per la Patrona di Savona, la Madonna della Misericordia, il 19 festa di S.Giuseppe, padre operaio di Gesù. A Pasqua 5 giorni di vacanza, 25 aprile festa della Liberazione, 1 maggio festa del Lavoro, 2 giugno festa della Repubblica e forse, festa del Corpus Domini ma non ricordo bene.

A Scuola si andava di mattino, principalmente, a parte le superiori dei tecnici e qualche altra scuola che si smazzavano anche i pomeriggi, le cartelle pesavano da lasciare i calli alle mani perché non usavano zaini ne trolley e a scuola le signorine portavano il grembiule e i maschi il vestito e la cravatta. Studiare si studiava e qualcosa, tanto o moltissimo, ti entrava in testa. Chi non ce la faceva a passare l’anno abbandonava e praticamente eravamo tutti uguali. Chi andava avanti era perché si applicava di più, studiava di più o, forse, era aiutato di più.  

Poi  ho vissuto la scuola del conto dei giorni, dei progetti, del cosa fare, con chi e perché. Ho conosciuto e gestito la scuola del “disagio”della “devianza” della “dispersione”, la scuola degli studenti con famiglie non come ero abituata, famiglie dove tutti guadagnano o nessuno guadagna, famiglie che in casa non trovi mai nessuno e il tablet o smartphone è sempre acceso.

Ho percorso da naufraga scuole dove navighi sulla lavagna, dove i libri si aprono sul sito, dove i compiti sono interattivi, dove i prof non girano più col registro compilato e zeppo di compiti da correggere, dove d’estate si pone il problema di chi si occupa di questi ragazzi e al più buon mercato possibile. Ecco fin qui sono arrivata anch’io ma ora ho perso la bussola e ritorno a riva a leggermi un libro dalle pagine ruvide ed ingiallite.