«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»

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Con queste parole Tancredi nel “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa  incarna l’abilità della vecchia classe dirigente nel conservare i propri privilegi, sfruttando le nuove opportunità della modernità. Questo per un giusto tributo alla storia letteraria del nostro Paese e ad uno scrittore, a dir poco, geniale. Ma, abbandonando subito il grande romanzo ( ed il film che ne ha consacrato la fama ) e tornando più banalmente ai  nostri lidi nazionali e locali, cambierà qualcosa ?  Non so. Dico quello che mi lascia perplessa.

Primo.

Poiché la mia è una formazione classico-umanistica, dò molta importanza allo studio , all'”otium” e all'”historia magistra vitae”intesa anche in senso lato come esperienza. Se mi guardo indietro e mi rivedo anni, decenni fa, non faccio fatica a ritrovarmi meno accorta, meno prudente, meno sapiente ma non di contenuti  del sapere (che poco ho aggiunto nel tempo agli anni dello studio e molto ho perso) ma nell’interpretazione dei fatti e delle relazioni umane che sempre abbisognano di severa riflessione e prudenza per la complessità dell’essere umano. Questa era anche la ragione per cui i classici, ad esempio Cicerone, nel De senectute, affermava che “le grandi cose non si fanno con la forza o con la velocità o con l’agilità del corpo, ma con la saggezza, con l’autorità, con il prestigio delle quali virtù la vecchiaia di solito non solo non è priva ma anzi ne è arricchita”.

Quindi, io ho poca fiducia nell’imperante “giovanilismo” ma non perché non ami e stimi i giovani ,anzi!, ma perché è una moda che mentre non dà nulla alle giovani generazioni di quello di cui hanno bisogno, di fatto, li strumentalizza per rifilare loro i grandi problemi del nostro tempo a poco prezzo, fatto di immagine, riflettori, microfoni, carta patinata e, nella sostanza, con i soliti burattinai che continuano a manovrare a piacimento i loro privilegi senza alcun riguardo per chi non appartiene alle loro sfere di influenza. 

Secondo

Non amo il déjà vu, con il suo corredo di interessi venuti a galla, di intrecci con atti di giudizio, di azioni non corrette, di scarsa o nulla sensibilità ai bisogni delle fasce deboli. Mi sarebbe piaciuto avvistare da coffa, nel mare in bonaccia di un inizio di navigazione, qualche figura “sociale”, estratta da vicoli oscuri dove magari si è aggirata per sollevare qualche ultimo che percorre le nostre vie, qualche anonimo ai fasti e congreghe dei nostri giorni che vanno tanto per la maggiore nei salotti buoni ma che non portano un “et” al profilo di una Città ( o di un Paese)colta, civile ed accogliente. Non amo i luoghi comuni, le mostrine sulle giacchette, i profili élitari. Mi infastidiscono i coniglietti usciti dal cappello del prestigiatore, graziosi sì, ma sbattuti poi sempre nelle scatole ostili del trucco per abbindolare il pubblico. 

Terzo

Quello che si è detto alla gente che va al voto va mantenuto. Non riuscirei mai e poi mai a digerire una presa per i piedi ( e ne ho già viste tante) dei cittadini: quello che si promette va mantenuto. E’ inqualificabile, per il potere, prendere in giro anche solo una persona che alle parole ascoltate dà fiducia. Altro che.  E’ improponibile, per me, cambiarsi d’abito, indossare scarpe nuovo, e farsi due giri di valzer con i soliti potenti, ignorando le persone umili verse le quali, per interesse, si è andati a condividere un sorriso o una stretta di mano.

Ecco, detto questo, si può già capire perché arriccio il naso di fronte a  volti e parole del “nuovo che avanza”preparandomi, però, a scrivere ogni cosa che non mi filerà anche se magari me la leggerò solo io.